Dopo le precedenti esperienze relative alla costruzione di un Argie 15
(Lunica) ed al “restauro” di un Lighniting del 1962, (di cui è
possibile vederne la descrizione dei lavori alla pagina
) attualmente mi stò
dedicando alla costruzione di una Lancia in legno di circa 22 piedi
(6,64 metri).
Per la verità i lavori sono già cominciati e la barca,
seppure un po’ lentamente, stà prendendo forma.
Dopo aver ricevuto l’ok dal webmaster (al quale vanno i miei
ringraziamenti) per quanto andrò ad esporre, dico fin da adesso
che la barca che mi accingo a costruire, una volta che sarà
terminata, è mia intenzione venderla.
Per cui se durante il corso d’opera, qualcuno potrà essere
interessato, mi può contattare al seguente indirizzo e-mail:
Ovviamente, sarà mia premura mantenere questa pagina,
costantemente aggiornata fino al termine dei lavori.
L’altezza dell’albero sulla coperta, è di 6,5 metri, per cui una
volta disarmato, sarà possibile riporlo interamente dentro
la barca. (la barca è carrellabile)
La costruzione dello scafo, come si evidenzia anche dalle foto allegate
è in strip-planking con listelli di abete douglas a
sezione concava convessa, i quali verranno poi rivestiti con dei strati
di tessuto di vetro e resina epossidica, sia all’esterno che
all’interno.
Come già accennato, alla fine sarà una barca classica, ma
molto lussuosa e affascinante, con paiolato e coperta realizzati con
doghe di teak e finiture in acciaio inox lucidato a specchio.
La barca è inaffondabile ed il suo pozzetto autosvuotante.
Che dire ancora!!!.....i lavori, stanno proseguendo nel migliore dei
modi e presto (diciamo quando il fasciame sarà completato)
aggiornerò ancora la pagina con nuove foto.
Domanda del webmaster: Ma.. accidenti!.. neanche un truciolo? non
è un fotomontaggio, no?
Altro intervento del webmaster (e poi basta): "Che darei per lavorare
così pulito...."
Ancora lo scafo, visto dalla trequarti di sinistra.
In questa foto, si può vedere il cambio di posizionamento dei listelli
nella parte più curva dello scafo (ginocchio)
Lo specchio di poppa. Nella foto, non si vede ma ha un raggio di
garbatura di circa 4 metri ed è inclinato di 14 gradi rispetto
all'asse longitudinale della barca.
La parte di fasciame a poppa, si stà chiudendo ed è possibile vedere
il foro (abbozzato) per il passaggio dell'astuccio portaelica.
Altra vista della linea d'asse presentata sullo scafo.
Un intreccio dei listelli del fasciame per evitare sgradite tensioni e
facilitare la messa in opera dei listelli stessi.
Ancora una foto presa dalla prua, ad evidenziare le sue rotondità
Gli strati di tessuto + peel-ply, vengono posizionati alternativamente
una a dritta ed uno a sinistra dello scafo.
In questa fase di lavoro, sono stati posizionati i primi due strati di
tessuto da 300 gr- mq. oltre al peel-ply
L'astuccio con la testa poppiera e l'albero motore montati, viene
presentato sulla costruzione, per vedere se tutti gli allineamenti sono
a posto
Particolare del foro che attraversa lo scafo.
2°
Aggiornamento
Come promesso, sono ad aggiornare la
pagina relativa alla costruzione della Lancia.
Con le ultime foto, eravamo rimasti alla ricopertura esterna dello
scafo con due strati di tessuto di vetro da 300 gr/mq laminati bagnato
su bagnato, su cui avevo anche applicato il peel-ply.
Personalmente, faccio molto uso del peel-ply, in quanto una volta tolto
dal manufatto, oltre a lasciare una superficie omogenea e priva della
parte grassa, (le cosidette amine) che rimangono sempre sulla
superficie della resina catalizzata, contribuisce di fatto (in quanto
questo materiale galleggia sulla resina) a creare sulla
superficie del tessuto impregnato, uno strato di resina pura,
cosicché quando andremo a carteggiare per preparare la
superficie alle successive mani di fondo, carteggeremo appunto lo
strato di resina epossidica, senza andare ad intaccare il tessuto di
vetro sottostante.
Questo, secondo me è un grosso vantaggio, in quanto anche con
una carteggiatura in alcune zone più pesante che in altre, non
viene pregiudicata in nessun modo la continuità del tessuto di
vetro, che è appunto la parte strutturale dell’intero manufatto.
Quindi, come dicevo poc'anzi una volta che la resina ha catalizzato, ho
tolto il peel-ply ed iniziato una prima carteggiatura.
Successivamente, ho posizionato sui supporti di riferimento
precedentemente installati, la linea d’asse completa anche delle
boccole in gomma, delle teste e dell’albero portaelica, quindi ho
fissato definitivamente allo scafo, con resina epossidica addensata con
Aerosil e fibre di vetro tagliate il tubo che costituisce appunto
l’astuccio che contiene l’albero portaelica.
Ho poi installato la ruota di prua in mogano lamellare già
preparata a parte su un’apposita dima.
La ruota, larga 85 mm. e rastremata più o meno dal
galleggiamento fino alla punta, è composta da sette lamelle di
mogano, ovviamente incollate tra loro con resina epossidica.
Per attaccarla alla controruota, oltre all’incollaggio epossidico ho
anche utilizzato una serie di tirafondi da 8 mm. in acciaio inox ed una
volta posizionata, ho provveduto a raccordare il tutto con lo scafo.
Le specifiche del progetto, prevedono la copertura della parte esterna
dello strip-plaking, con tre strati di tessuto di vetro da 300 gr/mq.
per cui, dopo aver rasato e carteggiato la superficie dello scafo con
stucco poliestere ho applicato il terzo strato, partendo dalla prua ed
inglobando con questo anche le pareti laterali della ruota di prua.
Come si può vedere anche dalle foto, per il terzo strato di
tessuto, ho ritenuto opportuno metterlo in opera utilizzando la tecnica
del vuoto.
Per quanti non conoscono questa tecnica, essa consiste nel creare sullo
strato di fibra di vetro per tutto il tempo della catalizzazione della
resina, appunto un vuoto d’aria, ovvero una depressione.
Utilizzare questa tecnica, è un po’ più macchinoso del
laminare semplicemente uno strato di tessuto in aria libera, ma secondo
me i vantaggi, sono molteplici.
L’aria che inevitabilmente, si ingloba durante l’impregnazione del
tessuto, viene totalmente estratta, quindi alla fine, avremo un
manufatto più rigido.
Il tessuto poi viene tenuto schiacciato sul supporto con una pressione
omogenea e costante per tutto il tempo in cui la resina catalizza e non
ultimo, lo schiacciamento suddetto, provvede a trasportare la resina in
eccesso (che non è mai poca) attraverso il peel-ply ed il
microforato sul tappetino di feltro che viene applicato prima di
chiudere il tutto e che una volta che la resina è indurita,
viene tolto e buttato.
Quindi alla fine della festa, avremo un manufatto più rigido e
soprattutto più leggero.
Per adesso Vi saluto, quindi a risentirci alla prossima!!!
Stefano Guazzaroni
L'astuccio, è stato posizionato sui riferimenti e quindi è stato
resinato allo scafo.
L'astuccio della trasmissione in linea d'asse, visto nella parte
interna.
Vista dalla tre quarti di sinistra dello scafo, compeleto della ruota
di prua.
Una delle due prese che tramite la pompa provvedono ad estrarre l'aria
dal sacco.
Il vacuometro, segna una depressione di 630 mm-Hg il massimo che si
può ottenere con questa pompa, è di 650 mm-Hg.
I pallini più scuri che si vedono sul feltro, è la resina in eccesso
che tramite lo schiacciamento, viene estratta dal manufatto.
Il vuoto, per causa di forza maggiore, viene fatto a settori.
In questa foto, si può osservare la messa in opera del microforato
In questa foto, si può vedere il complesso pompa-vacuometro da me
utilizzati
La depressione ha raggiunto il suo culmine e resterà in questo modo
per tutto il tempo della catalizzazione della resina. (circa 24 h)
L'operazione è terminata ed una volta tolto peel-ply, microforato,
feltro e sacco rimane in opera il tessuto perfettamente applicato.
3°
Aggiornamento (Febbr.2009
Eccoci ancora qui a parlare della Lancia 22’ Evolution per aggiornare
lo stato dei lavori.
Per continuare il discorso interrotto l’ultima volta, diciamo che dopo
aver montato la ruota di prua ed iniziato ad applicare l’ultimo strato
di fibra di vetro con il sottovuoto, ho poi continuato la costruzione
della chiglia in mogano massello, direttamente in opera.
La cosa, è stata abbastanza laboriosa, in quanto ho dovuto
costruire pezzo per pezzo ed adattarlo di volta in volta alla chiglia
già in opera che mano a mano, prendeva la sua forma definitiva,
compreso il pezzo che andava a ricoprire l’astuccio della linea d’asse.
Tutti i pezzi, sono stati giuntati con giunto a palella avente rapporto
di 10:1 per cui alla fine mi sono ritrovato con una chiglia in
lamellare, molto robusta grazie anche alla sua generosa larghezza di 85
mm.
Lungo tutta la chiglia poi ho raccordato con resina epossidica caricata
con aerosil e microsfere, con un raggio abbastanza ampio, in modo da
consentire alla fibra di vetro di aderire perfettamente.
Durante questa fase dei lavori, ho anche cercato per quanto possibile
di realizzare tutte quelle sedi e raccordature che andranno poi ad
ospitare gli accessori in acciaio inox che in gran parte ho costruito,
in quanto customizzati.
Per fare un esempio: ho realizzato sulla ruota di prua la sede per la
piastrina di appoggio dell’anello di alaggio, oppure sempre sulla ruota
di prua, ho fatto le sedi dove andranno poi applicate le piastre
laterali del musone per la catena del salpaancora, anche questo (il
musone) verrà realizzato custom.
Al piano velico del progetto, ho anche deciso di aggiungere una
controranda con circa 4 mq. di tela da aggiungere quando le condizioni
con venti leggeri, diventano critiche.
Con l’aggiunta della controranda, avremo una superficie velica totale
che sfiora i 30 mq. quindi la barca risulta essere abbastanza invelata.
Ad oggi i lavori, sono un pochino più avanti da quello che si
può vedere sulle fotografie allegate, in pratica oltre a
costruire la chiglia, ho quasi terminato di applicare l’ultimo strato
di tessuto di vetro, previsto dal progetto.
Un saluto a tutti e alla prossima…sperando di averla girata!!! (…la
barca)
Stefano Guazzaroni
Particolare della testa poppiera della linea d'asse.
Particolare del calcagnolo, dove andrà ad appoggiare il timone.
L'anello di alaggio in acc. inox Aisi 316 autocostruito e lucidato a
specchio.
Nota redazionale:
Stefano tra le tante foto mi ha inviato anche queste:
Come al solito casco dal pero.... :" ma
allora l'hai finita?!" -"No. E' un render che ha fatto un
amico al computer .
Sbalordisco. .. e penso che forse tra qualche anno
basterà mettersi un casco integrale con una visiera e uscire con
la propria barca stando seduti nel salotto. Magari neanche il casco...
solo una chiavetta USB alla base del cranio....
Pialla Stefano, pialla che è meglio!
Aggiornamento Novembre 2009
Salve e ben ritrovati a tutti!!!
Dopo circa nove mesi di silenzio, sono di nuovo ad aggiornare la pagina
dei lavori relativi alla costruzione della Lancia 22’ Evolution.
Dunque,…eravamo rimasti alla costruzione della chiglia e alla messa in
opera dell’ultimo strato di fibra di vetro esterno con la tecnica del
sottovuoto.
Il passo successivo, è stato quello di realizzare i due
longheroni che
fungono da deriva e che quindi, vanno a contrastare lo scarroccio
durante la navigazione a vela.
Lo scafo è stato portato fuori
dal capannone per essere girato.
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Vista dalla tre quarti anteriore
sempre da dritta
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I due longheroni, sono stati costruiti in mogano massello, hanno una
superficie di circa 0,5 mq. caduno e sono composti, ognuno da due assi
con la venatura contrapposta e giuntati di spalla, con l’inserimento di
un listello interno (mm.30x6) sempre in mogano.
Una volta posizionati sullo scafo, sono stati incollati con resina
epossidica addensata, avvitati dalla parte interna dello scafo e
raccordati esternamente.
A questo punto, ho provveduto a girare lo scafo.
L’operazione, tutto sommato è stata più semplice del
previsto, infatti dopo aver tolto tutte le seste, un po’ di paratie e
le viti che fissavano il tutto alle due travi dello scalo di
costruzione, abbiamo (insieme ad Amici!!!) semplicemente sollevato lo
scafo di qualche centimetro e lo abbiamo appoggiato a terra.
Una volta tolto da sotto lo scalo di costruzione, lo abbiamo
posizionato a fianco della barca (ancora da girare) e poi abbiamo fatto
semplicemente rotolare lo scafo, facendo in modo che una volta compiuto
il giro di 180°, si fosse trovato di nuovo sopra lo scalo di
costruzione, ma in posizione dritta.
Ovviamente durante la fase di rovesciamento, sono state interposte tra
lo scafo e il terreno delle vecchie gomme di automobile, in modo da non
rovinare la superficie dello scafo stesso.
Tutta l’operazione è durata circa una ventina di minuti ed
è stata eseguita con “solo” sei persone. (due che sollevavano a
prua, altre due che sollevavano a poppa e le altre due spostavano lo
scalo di costruzione mentre la barca era sollevata)
Ho così potuto apprezzare la leggerezza del manufatto che in
questa fase di costruzione, secondo me non dovrebbe pesare più
di 180/200 kg.
Una volta riposizionato lo scafo ho provveduto a mettere il tutto in
bolla per mezzo di una livella laser, per la parte longitudinale
basandomi sulla linea di galleggiamento e per la parte trasversale,
basandomi su una linea d’acqua segnata su una paratia centrale, prima
che questa venisse tolta.
Successivamente, una volta che il guscio è stato completamente
“svuotato” ho iniziato a carteggiare internamente e applicare il
tessuto di vetro da 300 gr/mq. (uno strato dalla chiglia fino alla
falchetta ed un secondo strato dalla chiglia, fin sopra la linea di
galleggiamento per una ventina di centimetri.)
Questi due strati di fibra di vetro sono stati applicati bagnato su
bagnato con l’aggiunta del peel-ply.
Mano a mano che procedo con l’applicazione degli strati di fibra,
provvedo anche a installare definitivamente le paratie, in modo che il
guscio, cominci a prendere consistenza.
Mano a mano che vengono
posizionate le paratie, si procede con l'applicazione dei due strati di
tessuto di vetro da 300 gr-mq
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Un'altra vista della parte
interna della barca.
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In questa foto, si possono
vedere la paratia n.2 ed il baglio di rinforzo sotto l'albero già
posizionati in modo definitivo.
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Attualmente, ho installato le prime due paratie e il baglio posizionato
sotto l’albero, infatti come già detto, la barca sarà
equipaggiata con l’albero in legno poggiato in coperta.

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Il supporto in mogano massello,
dove andrà avvitata la testa portatenuta della linea d'asse.
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La parte anteriore dell'astuccio
della trasmissione, completo di testa postatenuta in Arnite già
avvitata e posizoionata
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Come già detto, durante i tempi morti ho cominciato a realizzare
anche gli accessori che poi andranno ad equipaggiare la Lancia finita.
Ho preparato una parte dei bozzelli necessari in mogano (sia semplici
che a violino) i paternoster per l’infieritura della randa, la barra
del timone e l’oblò in teak, posizionato sulla paratia che
divide internamente il pozzetto dell’ancora ed altro ancora!!!

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Uno dei bozzelli semplici che
equipaggeranno la Lancia 22' Evo
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Ancora un bozzello customizzato,
ma questa volta a violino, con l'arricavo. (tutto autocostruito ad
eccezione della puleggia e del grillo)
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Una parte dei paternoster in
rovere per l'infieritura della randa
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La parte in acciaio inox Aisi
316 della barra del timone
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La barra del timone in abete e
mogano con la sua impugnarìtura in pelle e l'attacco per lo stick. |
Per adesso mi fermo qui, sperando di fare un altro aggiornamento entro
la fine dell’anno…2009!!!
Ciao a tutti…e alla prossima!!!
stefano