Lancia 22' Evolution
di Stefano Guazzaroni

Aggiornata a Novembre 2009

Premessa


Dopo le precedenti esperienze relative alla costruzione di un Argie 15 (Lunica) ed al “restauro” di un Lighniting del 1962, (di cui è possibile vederne la descrizione dei lavori alla pagina Lilian)  attualmente mi stò dedicando alla costruzione di una Lancia in legno di circa 22 piedi (6,64 metri).

Per la verità i lavori sono già cominciati e la barca, seppure un po’ lentamente, stà prendendo forma.

Dopo aver ricevuto l’ok dal webmaster (al quale vanno i miei ringraziamenti) per quanto andrò ad esporre, dico fin da adesso che la barca che mi accingo a costruire, una volta che sarà terminata, è mia intenzione venderla.

Per cui se durante il corso d’opera, qualcuno potrà essere interessato, mi può contattare al seguente indirizzo e-mail: stefano.guazzaroni@hotmail.it   anche solo per fare una chiacchierata.!!!

Ovviamente, sarà mia premura  mantenere questa pagina, costantemente aggiornata fino al termine dei lavori.


Lancia 22’ Evolution
La barca è il progetto Palom della Bca ed è stata disegnata dall’Arch. Paolo Lodigiani e Matteo Costa , le sue caratteristiche principali, sono:

Lunghezza fuori tutto                                 mt. 6,64
Lunghezza al galleggiamento                       mt. 6,04
Larghezza                                                  mt. 2,30
Superficie velica   (randa+fiocco)                 mq. 26
Dislocamento a vuoto                                  kg. 750
Immersione                                               mt. 0,35


La filosofia è quella di realizzare una barca tradizionale nelle sue forme utilizzando materiali nobili classici e di prima scelta impiegando  metodologie e tecniche di costruzione moderne.  Si tratta di far incontrare felicemente il piacere ed il fascino della barca classica con la facilità d'uso e di manutenzione della barca moderna.

Le attrezzature di coperta e le ferramenta molto customizzate, oltre a rendere la barca più elegante, contribuiscono sicuramente anche a renderla più duratura e soprattutto più sicura nel tempo.

E’ prevista una motorizzazione entrobordo, la cui potenza potrà essere scelta tra 13/20 hp  e naturalmente la trasmissione viene  assicurata da una linea d’asse, completa del rispettivo invertitore/riduttore.


Per la parte velica, è previsto un’armo Aurico con randa di circa 20 mq. e fiocco di circa 6 mq.

Per l’albero, come pure per il boma e per il picco, ho previsto una costruzione con essenza di abete douglas a sezione tonda ed ottagonale, vuoti nel loro interno in modo da diminuire il più possibile i pesi in alto.



L’altezza dell’albero sulla coperta, è di 6,5 metri, per cui una volta disarmato, sarà possibile riporlo interamente  dentro la barca. (la barca è carrellabile)

La costruzione dello scafo, come si evidenzia anche dalle foto allegate è in strip-planking con listelli  di abete douglas a sezione concava convessa, i quali verranno poi rivestiti con dei strati di tessuto di vetro e resina epossidica, sia all’esterno che all’interno.

Come già accennato, alla fine sarà una barca classica, ma molto lussuosa e affascinante, con paiolato e coperta realizzati con doghe di teak e finiture in acciaio inox lucidato a specchio.

La barca è inaffondabile ed il suo pozzetto autosvuotante.

Che dire ancora!!!.....i lavori, stanno proseguendo nel migliore dei modi e presto (diciamo quando il fasciame sarà completato) aggiornerò ancora la pagina con nuove foto.

Stefano Guazzaroni.



Domanda del webmaster: Ma.. accidenti!.. neanche un truciolo? non è un fotomontaggio, no?



Altro intervento del webmaster (e poi basta): "Che darei per lavorare così pulito...."





Ancora lo scafo, visto dalla trequarti di sinistra.



In questa foto, si può vedere il cambio di posizionamento dei listelli nella parte più curva dello scafo (ginocchio)



Lo specchio di poppa. Nella foto, non si vede ma ha un raggio di garbatura di circa 4 metri ed è inclinato di 14 gradi rispetto all'asse longitudinale della barca.



La parte di fasciame a poppa, si stà chiudendo ed è possibile vedere il foro (abbozzato) per il passaggio dell'astuccio portaelica.





Altra vista della linea d'asse presentata sullo scafo.



Un intreccio dei listelli del fasciame per evitare sgradite tensioni e facilitare la messa in opera dei listelli stessi.



Ancora una foto presa dalla prua, ad evidenziare le sue rotondità



Gli strati di tessuto + peel-ply, vengono posizionati alternativamente una a dritta ed uno a sinistra dello scafo.




In questa fase di lavoro, sono stati posizionati i primi due strati di tessuto da 300 gr- mq. oltre al peel-ply



L'astuccio con la testa poppiera e l'albero motore montati, viene presentato sulla costruzione, per vedere se tutti gli allineamenti sono a posto



Particolare del foro che attraversa lo scafo.


2° Aggiornamento
Come promesso, sono ad aggiornare la pagina relativa alla costruzione della Lancia.
Con le ultime foto, eravamo rimasti alla ricopertura esterna dello scafo con due strati di tessuto di vetro da 300 gr/mq laminati bagnato su bagnato, su cui avevo anche applicato il peel-ply.
Personalmente, faccio molto uso del peel-ply, in quanto una volta tolto dal manufatto, oltre a lasciare una superficie omogenea e priva della parte grassa, (le cosidette amine) che rimangono sempre sulla superficie della resina catalizzata, contribuisce di fatto (in quanto questo materiale galleggia sulla resina) a  creare sulla superficie del tessuto impregnato, uno strato di resina pura, cosicché quando andremo a carteggiare per preparare la superficie alle successive mani di fondo, carteggeremo appunto lo strato di resina epossidica, senza andare ad intaccare il tessuto di vetro sottostante.
Questo, secondo me è un grosso vantaggio, in quanto anche con una carteggiatura in alcune zone più pesante che in altre, non viene pregiudicata in nessun modo la continuità del tessuto di vetro, che è appunto la parte strutturale dell’intero manufatto.

Quindi, come dicevo poc'anzi una volta che la resina ha catalizzato, ho tolto il peel-ply ed iniziato una prima carteggiatura.
Successivamente, ho posizionato  sui supporti di riferimento precedentemente installati, la linea d’asse completa anche delle boccole in gomma, delle teste e dell’albero portaelica, quindi ho fissato definitivamente allo scafo, con resina epossidica addensata con Aerosil e fibre di vetro tagliate il tubo che costituisce appunto l’astuccio che contiene l’albero portaelica.
Ho poi installato la ruota di prua in mogano lamellare già preparata a parte su un’apposita dima.
La ruota, larga 85 mm. e rastremata più o meno dal galleggiamento fino alla punta, è composta da sette lamelle di mogano, ovviamente incollate tra loro con resina epossidica.
Per attaccarla alla controruota, oltre all’incollaggio epossidico ho anche utilizzato una serie di tirafondi da 8 mm. in acciaio inox ed una volta posizionata, ho provveduto a raccordare il tutto con lo scafo.

Le specifiche del progetto, prevedono la copertura della parte esterna dello strip-plaking, con tre strati di tessuto di vetro da 300 gr/mq. per cui, dopo aver rasato e carteggiato la superficie dello scafo con stucco poliestere ho applicato il terzo strato, partendo dalla prua ed inglobando con questo anche le pareti laterali della ruota di prua.

Come si può vedere anche dalle foto, per il terzo strato di tessuto, ho ritenuto opportuno metterlo in opera utilizzando la tecnica del vuoto.
Per quanti non conoscono questa tecnica, essa consiste nel creare sullo strato di fibra di vetro per tutto il tempo della catalizzazione della resina, appunto un vuoto d’aria, ovvero una depressione.

Utilizzare questa tecnica, è un po’ più macchinoso del laminare semplicemente uno strato di tessuto in aria libera, ma secondo me i vantaggi, sono molteplici.
L’aria che inevitabilmente, si ingloba durante l’impregnazione del tessuto, viene totalmente estratta, quindi alla fine, avremo un manufatto più rigido.
Il tessuto poi viene tenuto schiacciato sul supporto con una pressione omogenea e costante per tutto il tempo in cui la resina catalizza e non ultimo, lo schiacciamento suddetto, provvede a trasportare la resina in eccesso (che non è mai poca) attraverso il peel-ply ed il microforato sul tappetino di feltro che viene applicato prima di chiudere il tutto e che una volta che la resina è indurita, viene tolto e buttato.
Quindi alla fine della festa, avremo un manufatto più rigido e soprattutto più leggero.

Per adesso Vi saluto, quindi a risentirci alla prossima!!!
Stefano Guazzaroni




L'astuccio, è stato posizionato sui riferimenti e quindi è stato resinato allo scafo.



L'astuccio della trasmissione in linea d'asse, visto nella parte interna.



Vista dalla tre quarti di sinistra dello scafo, compeleto della ruota di prua.



Una delle due prese che tramite la pompa provvedono ad estrarre l'aria dal sacco.



Il vacuometro, segna una depressione di 630 mm-Hg il massimo che si può ottenere con questa pompa, è di 650 mm-Hg.



I pallini più scuri che si vedono sul feltro, è la resina in eccesso che tramite lo schiacciamento, viene estratta dal manufatto.



Il vuoto, per causa di forza maggiore, viene fatto a settori.


In questa foto, si può osservare la messa in opera del microforato



In questa foto, si può vedere il complesso pompa-vacuometro da me utilizzati



La depressione ha raggiunto il suo culmine e resterà in questo modo per tutto il tempo della catalizzazione della resina. (circa 24 h)



L'operazione è terminata ed una volta tolto peel-ply, microforato, feltro e sacco rimane in opera il tessuto perfettamente applicato.

3° Aggiornamento (Febbr.2009
Eccoci ancora qui a parlare della Lancia 22’ Evolution per aggiornare lo stato dei lavori.

Per continuare il discorso interrotto l’ultima volta, diciamo che dopo aver montato la ruota di prua ed iniziato ad applicare l’ultimo strato di fibra di vetro con il sottovuoto, ho poi continuato la costruzione della chiglia in mogano massello, direttamente in opera.
La cosa, è stata abbastanza laboriosa, in quanto ho dovuto costruire pezzo per pezzo ed adattarlo di volta in volta alla chiglia già in opera che mano a mano, prendeva la sua forma definitiva, compreso il pezzo che andava a ricoprire l’astuccio della linea d’asse.

Tutti i pezzi, sono stati giuntati con giunto a palella avente rapporto di 10:1 per cui alla fine mi sono ritrovato con una chiglia in lamellare, molto robusta grazie anche alla sua generosa larghezza di 85 mm.
Lungo tutta la chiglia poi ho raccordato con resina epossidica caricata con aerosil e microsfere, con un raggio abbastanza ampio, in modo da consentire alla fibra di vetro di aderire perfettamente.
Durante questa fase dei lavori, ho anche cercato per quanto possibile di realizzare tutte quelle sedi e raccordature che andranno poi ad ospitare gli accessori in acciaio inox che in gran parte ho costruito, in quanto customizzati.
Per fare un esempio: ho realizzato sulla ruota di prua la sede per la piastrina di appoggio dell’anello di alaggio, oppure sempre sulla ruota di prua, ho fatto le sedi dove andranno poi applicate le piastre laterali del musone per la catena del salpaancora, anche questo (il musone) verrà realizzato custom.

Al piano velico del progetto,  ho anche deciso di aggiungere una controranda con circa 4 mq. di tela da aggiungere quando le condizioni con venti leggeri, diventano critiche.
Con l’aggiunta della controranda, avremo una superficie velica totale che sfiora i 30 mq. quindi la barca risulta essere abbastanza invelata.

Ad oggi i lavori, sono un pochino più avanti da quello che si può vedere sulle fotografie allegate, in pratica oltre a costruire la chiglia, ho quasi terminato di applicare l’ultimo strato di tessuto di vetro, previsto dal progetto.

Un saluto a tutti e alla prossima…sperando di averla girata!!! (…la barca)
Stefano Guazzaroni



Particolare della testa poppiera della linea d'asse.



Particolare del calcagnolo, dove andrà ad appoggiare il timone.



L'anello di alaggio in acc. inox Aisi 316 autocostruito e lucidato a specchio.

Nota redazionale:
Stefano tra le tante foto mi ha inviato anche queste:

   

Come al solito casco dal pero.... :" ma allora l'hai finita?!"   -"No. E' un render che ha fatto un amico al computer   .
Sbalordisco.    .. e penso che forse tra qualche anno basterà mettersi un casco integrale con una visiera e uscire con la propria barca stando seduti nel salotto. Magari neanche il casco... solo una chiavetta USB alla base del cranio....
Pialla Stefano, pialla che è meglio!

Aggiornamento Novembre 2009
Salve e ben ritrovati a tutti!!!
Dopo circa nove mesi di silenzio, sono di nuovo ad aggiornare la pagina dei lavori relativi alla costruzione della Lancia 22’ Evolution.

Dunque,…eravamo rimasti alla costruzione della chiglia e alla messa in opera dell’ultimo strato di fibra di vetro esterno con la tecnica del sottovuoto.

Il passo successivo, è stato quello di realizzare i due longheroni che fungono da deriva e che quindi, vanno a contrastare lo scarroccio durante la navigazione a vela.

Lo scafo è stato portato fuori dal capannone per essere girato.



Vista dalla tre quarti anteriore sempre da dritta



I due longheroni, sono stati costruiti in mogano massello, hanno una superficie di circa 0,5 mq. caduno e sono composti, ognuno da due assi con la venatura contrapposta e giuntati di spalla, con l’inserimento di un listello interno (mm.30x6) sempre in mogano.
Una volta posizionati sullo scafo, sono stati incollati con resina epossidica addensata, avvitati dalla parte interna dello scafo e raccordati esternamente.

A questo punto, ho provveduto a girare lo scafo.
L’operazione, tutto sommato è stata più semplice del previsto, infatti dopo aver tolto tutte le seste, un po’ di paratie e le viti che fissavano il tutto alle due travi dello scalo di costruzione, abbiamo (insieme ad Amici!!!) semplicemente sollevato lo scafo di qualche centimetro e lo abbiamo appoggiato a terra.
Una volta tolto da sotto lo scalo di costruzione, lo abbiamo posizionato a fianco della barca (ancora da girare) e poi abbiamo fatto semplicemente rotolare lo scafo, facendo in modo che una volta compiuto il giro di 180°, si fosse trovato di nuovo sopra lo scalo di costruzione, ma in posizione dritta.
Ovviamente durante la fase di rovesciamento, sono state interposte tra lo scafo e il terreno delle vecchie gomme di automobile, in modo da non rovinare la superficie dello scafo stesso.
Tutta l’operazione è durata circa una ventina di minuti ed è stata eseguita con “solo” sei persone. (due che sollevavano a prua, altre due che sollevavano a poppa e le altre due spostavano lo scalo di costruzione mentre la barca era sollevata)
Ho così potuto apprezzare la leggerezza del manufatto che in questa fase di costruzione, secondo me non dovrebbe pesare più di 180/200 kg.

Una volta riposizionato lo scafo ho provveduto a mettere il tutto in bolla per mezzo di una livella laser, per la parte longitudinale basandomi sulla linea di galleggiamento e per la parte trasversale, basandomi su una linea d’acqua segnata su una paratia centrale, prima che questa venisse tolta.

Successivamente, una volta che il guscio è stato completamente “svuotato” ho iniziato a carteggiare internamente e applicare il tessuto di vetro da 300 gr/mq. (uno strato dalla chiglia fino alla falchetta ed un secondo strato dalla chiglia, fin sopra la linea di galleggiamento per una ventina di centimetri.)
Questi due strati di fibra di vetro sono stati applicati bagnato su bagnato con l’aggiunta del peel-ply.
Mano a mano che procedo con l’applicazione degli strati di fibra, provvedo anche a installare definitivamente le paratie, in modo che il guscio, cominci a prendere consistenza.


Mano a mano che vengono posizionate le paratie, si procede con l'applicazione dei due strati di tessuto di vetro da 300 gr-mq


Un'altra vista della parte interna della barca.



In questa foto, si possono vedere la paratia n.2 ed il baglio di rinforzo sotto l'albero già posizionati in modo definitivo.

Attualmente, ho installato le prime due paratie e il baglio posizionato sotto l’albero, infatti come già detto, la barca sarà equipaggiata con l’albero in legno poggiato in coperta.


Il supporto in mogano massello, dove andrà avvitata la testa portatenuta della linea d'asse.


La parte anteriore dell'astuccio della trasmissione, completo di testa postatenuta in Arnite già avvitata e posizoionata


Come già detto, durante i tempi morti ho cominciato a realizzare anche gli accessori che poi andranno ad equipaggiare la Lancia finita.
Ho preparato una parte dei bozzelli necessari in mogano (sia semplici che a violino) i paternoster per l’infieritura della randa, la barra del timone e l’oblò in teak, posizionato sulla paratia che divide internamente  il pozzetto dell’ancora ed altro ancora!!!


Uno dei bozzelli semplici che equipaggeranno la Lancia 22' Evo


Ancora un bozzello customizzato, ma questa volta a violino, con l'arricavo. (tutto autocostruito ad eccezione della puleggia e del grillo)


Una parte dei paternoster in rovere per l'infieritura della randa


La parte in acciaio inox Aisi 316 della barra del timone


La barra del timone in abete e mogano con la sua impugnarìtura in pelle e l'attacco per lo stick.


Per adesso mi fermo qui, sperando di fare un altro aggiornamento entro la fine dell’anno…2009!!!

Ciao a tutti…e alla prossima!!!
stefano