La Riparazione di una carena in vtr di Luigi e Walter

Abbiamo un bel compito: riparare un bel danno sul fondo della carena rigida del gommone del circolo.

Il danno nello scafo

Com’é successo? ”Mettendo il gommone sul carrello , quelli che tiravano – brutte bestie – non avevano centrato il rullo e la carena ha strusciato sul supporto – ben spigoloso – del rullo che alla fine della strusciata ha sfondato”

Effettivamente il danno appare essere originato per la descrizione che è stata fatta. Ma non ci accontentiamo….

Approfondiamo l’indagine e vediamo che la parte a prua della falla é molto elastica mentre immediatamente a poppa della falla insiste una contro-stampata con una semi-paratia.

Ecco il motivo del danno….

Dove il supporto del rullo ha sfondato la vtr era una parte probabilmente già delaminata e quindi assai meno resistente. Le sollecitazioni della parte più elastica si scaricano nel punto dove appoggia la paratia controstampata. Chiaramente questi diventa un punto critico e va adeguatamente rinforzato. Purtroppo il cantiere o il progettista non hanno previsto questa eventualità.Disegno rappresentante il danno

Comunque dobbiamo fare una riparazione molto robusta anche in considerazione delle sollecitazioni che verranno dall’ impatto con la superficie del mare specialmente in fase di planata.

Il lavoro ideale sarebbe quello di rinforzare il laminato esistente all’interno con diversi strati di tessuto a scalare in modo da ripartire gradualmente le sollecitazioni in quello che abbiamo definito “punto critico”.Il buco nello scafo

Purtroppo la parte interna é controstampata e non é accessibile se non aprendo un vano d’ispezione. Abbiamo valutato la cosa ma mettere un grosso tappo d’ispezione proprio sul fondo del posto di guida del gommone ci sembra che possa produrre più svantaggi che benefici; quindi ci limiteremo alla mera riparazione della falla, senza i rinforzi interni. Del resto il gommone non è di primo pelo, anzi ne ha viste parecchie, senza che si evidenziassero cedimenti strutturali, quindi la riparazione del fondo senza il rinforzo ci appare un ragionevole compromesso.

Riparazione fase 1La prima parte del lavoro consiste nella preparazione della falla, ovvero nella rimozione delle parti mobilizzate ed anche quelle incrinate.
Riparazione fase 2Procediamo a tagliare i bordi della falla ed a regolarizzarla quanto più possibile.
Scopriamo una buona parte di gel coat intorno al buco , anche oltre lo smusso.Riparazione fase 3

Una volta eseguiti i tagli dobbiamo smussare gradualmente le pareti esterne della falla in modo che il nuovo strato di vtr appoggi come un tappo. Cercheremo di fare uno smusso il più largo possibile in modo da permettere un buon appoggio e incollaggio della resina sull’esistente.

Riparazione fase 3Una energica pulitura della parte interna con uno straccio imbevuto di acetone.

Come abbiamo detto la parte interna non è accessibile e quindi dovremo mettere dall’esterno un qualcosa sul quale appoggiare il tessuto e la resina. Un paio di piccoli pannelli di compensato di minimo spessore sono ben adatti a questo compito.Disegnao 2

Il primo lo mettiamo in posa con le mani, il secondo – che chiude – tenendolo con un fil di ferro che poi rimuoviamo. Notate che questi pannelli hanno la sola funzione di reggere il tessuto e la resina a chiudere la falla e non hanno alcuna valenza strutturale. Per fissarli abbiamo usato una colla a caldo con l’apposita pistola facendo un paio di punti di colla per ogni pannello.Riparazione fase 4

Abbiamo messo la colla sul secondo pannello e esercitiamo la dovuta pressione tirando il fil di ferro .Riparazione fase 5

Abbiamo usato la colla a caldo perché ci consente una buona fissazione in tempo reale.Disegnao 3

La colla a caldo fa un minimo di spessore per cui andando a stendere il tessuto e la resina cominciamo da un primo strato che non sovrappone i bordi della falla ma serve solo ad elminare lo “scalino” provocato dall’incollaggio.

Riparazione fase 6Ecco che Walter impregna di resina il primo strato di vetro. Prima abbiamo steso la resina sul compensato e sui bordi della vtr. Usiamo resina epossidica per le migliori qualità meccaniche e proprietà adesive.

Abbiamo scelto la resina EC 130 per il più alto modulo di resistenza stanti le molte previste sollecitazioni.

Riparazione fase 7Circa lo spessore ci uniformeremo a quello della resina esistente che é di tipo poliestere. Chiaramente la nuova laminazione sarà qualitativamente superiore ma non si dovrebbero creare problemi per i diversi moduli anche in considerazione della gradualità dell’inserimento.
Adesso passiamo a stendere i diversi strati di tessuto di larghezza sempre maggiore.

Riparazione fase 8Il tessuto é correttamente impregnato di resina quando diventa completamente trasparente. Per applicare la resina usiamo un pennelletto. La resina si stende meglio picchiettando che non pennellando. Fate molta attenzione che lo strato che state applicando sia correttamente impregnato. Si stende un altro strato e si ricomincia a picchiettare.

Riparazione fase 9La pot-life della resina che stiamo usando é dichiarata per 22 – 27 minuti ad una temperatura di 25°. La temperatura durante il lavoro era intorna ai 30°. Quando scade la pot-life e la resina comincia ad indurirsi non va più applicata. La prima fase dell’indurimento é la gellificazione. Per non sprecare alcuna quantità di prodotto e considerando una pot-life inferiore abbiamo prodotto poca resina per volta.

Riparazione fase 10 Per tutto il lavoro circa 5 miscelazioni di 15 – 20 grammi. Per la misurazione delle quantità abbiamo usato una bilancia elettronica e la tabella dei pesi fornitaci dalla Spray. A parte una modesta gocciolatura non abbiamo sprecato niente.

Abbiamo steso gli strati previsti, tre pelli di biassiale da 300 gr/mq che in alcuni punti si sovrappongono.A completamento della laminazione stendiamo sull’intero intervento una pelle di tessuto tela da 166gr/mq allo scopo di finitura.

Copriamo il tutto con un foglio di polietilene (che non si attacca alla resina) e adoperando le mani , con garbo e senza sporcarci, stendiamo la resina facendo attenzione a rimuovere spingendole via eventuali bolle d’aria. Toglieremo il polietilene quando la resina avrà completato la polimerizzazione – circa 24 ore. La superfice della resina apparirà liscia e avremo anche ottenuto un considerevole risparmio sulle operazioni di levigatura.

Se avessimo avuto a disposizione l’attrezzatura necessaria avremmo potuto – in questa fase – applicare un sacco tutto intorno al nostro intervento e fare il vuoto. La pressione del sacco prodotta dal vuoto avrebbe migliorato l’adesione dei diversi strati di tessuto eliminando molta resina.

Una volta che la resina ha correttamente polimerizzato passiamo al lavoro di “carrozzeria” ciòé quello che a noi interessa meno, almeno in questo articolo. Chiaramente il lavoro di levigatura deve tendere a rendere invisibile quanto più possibile il nostro intervento. Fate attenzione levigando a non alleggerire la “toppa” né il suo appoggio. Una giusta stuccatura e quindi ricopriamo con gel coat. Usiamo il gel coat non tanto per necessità quanto per una questione estetica ovvero per ripristinare la continuità con l’esistente. La resina epossidica che abbiamo usato é molto impermebile all’acqua e non ha bisogno pertanto di applicazione di gel coat: sarebbe sufficiente la sola verniciatura. Tenete presente questa particolarità qualora al lavoro di riparazione di un buco debba seguire quello di una generale verniciatura.

Questa fase del lavoro – come documentato – é durata meno di due ore. Il lavoro va eseguito con accuratezza ma non richiede particolari attenzioni oltre quelle raccomandate. Se vi viene voglia di provare vi consiglierei di guardarvi intorno e cercare qualcosa da danneggiato, magari un rudere buttato da una parte, piuttosto che sfondare una barca sana per poi ripararla!

Nota Bene: Come vedete nelle foto Walter indossa un paio di guanti in lattice. Costano poco e proteggono efficacemente dalle polveri e dalla resina epossidica. Nel caso si debba usare resine “a solvente” (poliestere o vinilestere) bisogna indossare guanti meno porosi e più pesanti.

Raccomandiamo di indossare una maschera per polveri fini durante la fase di pulitura della falla.

Il lavoro si é svolto all’aperto, al circolo. Ovviamente non abbiamo avuto problemi di circolazione d’aria. Qualora il lavoro si dovesse eseguire in un luogo chiuso con scarsa circolazione d’aria é necessario indossare una maschera adatta ai vapori chimici per tutto il periodo di uso della resina epossidica ed il lavaggio degli attrezzi.

Lascia un Commento